Il diario di Guido Mariani
Scritto da Antonio M. Arrigoni   
venerd́ 21 marzo 2008
Guido Mariani nel marzo del 1944 ha 19 anni. È un giovane come tanti, della provincia di Bergamo. Nato e cresciuto “sotto” il fascismo. Figlio della Lupa, Balilla, Avanguardista, i campi Dux, le colonie estive, quelle elioterapiche, un po’ di oratorio, molto “fobal” – come si chiama il calcio dalle sue parti. E molta patria, mangiata a pranzo e a cena, somministrata alle adunate di piazza, sottoforma di parata: uno, due; uno, due. Il “sabato del villaggio”, in camicia nera. E l’entusiasmo per l’Italia, che a Guido appariva grande, forte, e anche un po’ guerriera, perché no. Italia, fascismo, una cosa sola. L’8 settembre ‘43, per Guido e per molti come lui, è un brusco risveglio. La “morte di una nazione”, forse pensa. Un senso di vergogna mista a nausea, forse è ciò che prova Guido. Tutti in fuga, le caserme svuotate, assalite, derubate. Centinaia di militari “presi” con solo due o tre tedeschi, piombati in città col sidecar e due fucili. Forse Guido non se la immaginava così l’Italia. Sente che deve far qualcosa per “difendere l’onore”. Forse. Intanto la Rsi si costituisce, scattano i bandi di leva, e Guido non ci pensa due volte: si parte per la guerra.  Entra nell’“esercito di Graziani”, e finisce in Germania, a Munzinghen nel Baden, per l’esattezza. Divisione Monterosa, un alpino insomma. Quello che proponiamo di seguito è il diario di Guido Mariani, tenuto dal 13 marzo del 1944 al 1 gennaio 1945. Nei prossimi giorni cercheremo di capire di più di Guido, di cosa ha fatto durante la guerra, di sapere come è andata a finire per lui, di cosa ha fatto dopo il 25 aprile e di come ha trascorso il resto della sua vita. Sempre che vi interesserà…