
Tra l’ottobre 1935 e il maggio 1936, la conquista dell’Etiopia rappresentò il culmine dell’espansionismo fascista, concepita da Mussolini per consolidare il consenso e consacrare l’Italia quale potenza imperiale. Come analizza lo storico Emanuele Ertola (Università di Siena), l’aggressione fu preparata da un’imponente mobilitazione militare, economica e infrastrutturale in Eritrea e Somalia.
L’invasione fu segnata da un’enorme sproporzione tecnologica e dall’uso sistematico della violenza contro militari e civili. Per piegare la resistenza, il regime impiegò perfino armi chimiche come iprite e fosgene. Sul fronte interno, una propaganda capillare — culminata nella “Giornata della fede” — compattò la società. La proclamazione dell’Impero il 9 maggio 1936 celava tuttavia un dominio precario, insidiato dalla continua e fiera resistenza dei patrioti etiopi.






