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Il bottino d’Africa. La fascinazione dell’esotico e la retorica della conquista attraverso i cimeli e i ricordi delle campagne coloniali italiane

Nel quarto capitolo del catalogo, lo studioso Tazio Trivini Bellini analizza come l’esotismo e la fascinazione per un mondo distante siano stati sapientemente usati dalla propaganda fascista per costruire il consenso attorno alla campagna d’Etiopia. L’avventura coloniale divenne un fenomeno di massa, spingendo migliaia di italiani a cercare opportunità d’oltremare.

Al rientro in patria, il fenomeno del souvenir si diffuse in ogni strato sociale: reduci e truppe riportarono in Italia un imponente “bottino di guerra”. Armi tradizionali come lo shotel, il guradè, il seif e il billao, insieme a scudi in pelle d’ippopotamo, trasformarono i salotti di casa in vetrine dell’Impero. Esposti come simboli di un presunto trionfo “civilizzatore”, questi oggetti caddero poi nell’oblio nel dopoguerra con la fine del colonialismo italiano.

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