Nel settimo capitolo del catalogo, lo storico Emanuele Ertola (Università di Siena) ribalta la prospettiva tradizionale analizzando il colonialismo italiano dal punto di vista delle popolazioni africane, viste non come soggetti passivi ma come attori dotati di capacità d’azione e adattamento. L’esperienza del dominio non fu uniforme, ma variò sensibilmente tra Eritrea, Somalia ed Etiopia in base alle differenze religiose, sociali e al grado di violenza subito.
L’autore esplora il complesso mosaico delle reazioni locali, partendo dalla resistenza della guerriglia armata dei patrioti (arbegnuoc) e dalle forme di opposizione quotidiana come il rifiuto del lavoro forzato, duramente represse con massacri di civili dopo l’attentato a Graziani. Analizza poi la collaborazione, indispensabile sul piano militare tramite gli ascari e le truppe coloniali, oltre che su quello politico e amministrativo per mediare il controllo del territorio. Infine, il testo evidenzia l’esistenza di un’ampia «zona grigia», uno spazio di trattativa quotidiana e adattamento in cui si collocarono le strategie di sopravvivenza individuale e privata della gran parte dei soggetti coloniali.








