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L’assedio economico e la “fiera resistenza”. La propaganda fascista alla prova delle sanzioni ginevrine

Il capitolo di Roberto Chiarini analizza la maestosa macchina propagandistica del regime fascista di fronte alle sanzioni decretate dalla Società delle Nazioni per l’invasione dell’Etiopia. La satira e le illustrazioni d’epoca ridicolizzarono Ginevra e celebrarono la reazione italiana per dimostrare l’inefficacia e la dannosità del blocco per i sanzionatori stessi.

In realtà, la tenuta economica dell’Italia dipese dalla debolezza strutturale dei provvedimenti, che esclusero risorse primarie come petrolio, carbone e ferro, e dai continui scambi con potenze esterne alla Società delle Nazioni come Stati Uniti e Germania.

Ciò nonostante, la stampa e la radio di regime orchestrarono un’intensa mobilitazione interna: le forze armate vennero dipinte come apportatrici di civiltà, scuole e infrastrutture, mentre la fame di terre dell’Italia fu giustificata denunciando l’ipocrisia delle potenze imperiali britannica e francese. In patria, la risposta alle sanzioni promosse una mobilitazione civile che vide in prima linea le donne e i contadini, chiamati ad amministrare la frugalità, ridurre i consumi e sostenere battaglie autarchiche come la “Donazione dell’oro”, l’adozione di diete vegetariane salutiste e l’incentivo alla coniglicultura per garantire l’autosufficienza alimentare.

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