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Cantiere Africa. Progetti urbani, vita di colonia e limiti della modernizzazione fascista

Nel nono capitolo del catalogo, Emanuele Ertola (Università di Siena) analizza la trasformazione dell’Africa Orientale Italiana dopo il 1936, quando l’insediamento assunse un carattere prevalentemente urbano anziché rurale, trasformando le città in enormi cantieri guidati dalla spesa pubblica.

La ristrutturazione di centri come Asmara e la nuova capitale Addis Abeba servì a manifestare la sovranità italiana e ad applicare una rigorosa segregazione razziale tra la città europea e quella indigena. Tuttavia, la modernizzazione fu frenata da limiti strutturali come precarietà abitativa, costo della vita elevato e una marcata stratificazione sociale. L’incoraggiamento dell’emigrazione femminile e le attività del dopolavoro cercarono di stabilizzare la comunità, ma il progetto dell’impero rimase incompiuto a causa dell’inizio della seconda guerra mondiale.

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