Nell’undicesimo capitolo del catalogo, Elena Pala (Università degli Studi di Milano) analizza come la conquista dell’Etiopia fu esaltata dalla propaganda fascista attraverso l’epopea delle infrastrutture e della “manovra delle strade”. Affidata all’Azienda Autonoma Statale della Strada (AASS) e a imprese private come la Puricelli, la realizzazione di una moderna rete viaria in asfalto servì a evitare il collasso logistico delle truppe di occupazione e a sancire la sottomissione geopolitica del territorio.
L’impresa richiese ingenti investimenti finanziari, celebrati dal regime come prova di potenza economica ed esemplificati da opere ardite come il collegamento tra Massaua e Asmara. Parallelamente, organizzazioni come il Reale Automobile Club d’Italia (RACI) e la Consociazione Turistica Italiana (CTI) contribuirono a promuovere il misticismo del motore, mentre il mito autarchico della strada invase la cultura di massa metropolitana tramite la stampa satirica, la letteratura di viaggio e persino le copertine per l’infanzia.
I camionisti divennero i veri protagonisti di questa antropizzazione, sviluppando una cultura materiale che personalizzava i propri veicoli con motti e scritte augurali. In patria, il progetto si riflesse nella costruzione di monumentali arterie come la Via Imperiale a Roma. Attraverso questa fitta rete di comunicazioni motorizzate, il fascismo cercò di sostituire l’antica carovana con la colonna meccanizzata, lasciando un’impronta profonda ma effimera sull’altopiano africano.







