Nel dodicesimo capitolo del catalogo, Elena Pala (Università degli Studi di Milano) illustra come la costruzione della rete stradale d’oltremare divenne lo scenario per esaltare il culto della velocità e del dinamismo motoristico del regime. I grandi circuiti e le competizioni automobilistiche e ciclistiche proiettarono l’immagine delle colonie come avamposto della modernità sportiva internazionale, con l’Autodromo di Mellaha a Tripoli – sede della celebre “Corsa dei Milioni” – promosso a vetrina d’eccellenza per le sfide tra scuderie italiane e tedesche.
Per motivi di sicurezza interna dovuti all’incidente della 1000 Miglia del 1938 in patria, la competizione fu trasferita temporaneamente in Libia nel 1939 con la “Mille Miglia Libica”, disputata sui 1.500 chilometri della litoranea Tobruk-Tripoli per testare l’affidabilità delle vetture di serie e autarchiche sotto il sole africano.
Parallelamente, la bicicletta e la motocicletta conobbero una straordinaria diffusione di massa in Libia e in Etiopia, ridisegnando la mobilità urbana per italiani e popolazioni locali. L’estetica del mezzo meccanico fu celebrata sia dall’agonismo ciclistico – dalle gare sul Gebel alle prove di Addis Abeba – sia dall’iconografia propagandistica come i manifesti di Gino Boccasile, fino alle imprese dei mototuristi lungo le piste del deserto verso il Canale di Suez.






