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Il vicereame di carta. Policrazia, militarizzazione e fragilità strutturale dell’Africa Orientale Italiana

Nel quattordicesimo capitolo del catalogo, Emanuele Ertola (Università degli Studi di Siena) analizza le contraddizioni dell’architettura politica e amministrativa dell’Africa Orientale Italiana (AOI), istituita dopo la proclamazione dell’impero nel maggio 1936. Definito dal regio decreto-legge n. 1019 del 1° giugno 1936, il nuovo assetto organizzò il territorio in sei governatorati (Eritrea, Somalia, Addis Abeba/Scioa, Amhara, Galla e Sidama, Harar) con il triplice obiettivo di gestire aree vaste, frammentare l’unità politica etiopica e rafforzare il controllo coloniale.

Al vertice del sistema fu posto un viceré per garantire un’apparente centralizzazione del potere. Tuttavia, l’impero soffrì di una marcata policrazia e di una farraginosa sovrapposizione di competenze tra i comandi militari, il Partito Nazionale Fascista, i singoli governatori e il Ministero dell’Africa Italiana. L’ampia burocrazia necessaria a governare fu largamente reclutata tra le file dei militari e della Milizia, trasferendo metodi autoritari e repressivi in un contesto in cui la resistenza etiopica continuava a essere attiva nelle campagne.

Il dominio si fondò su un’invalicabile distinzione giuridica tra dominatori e sudditi coloniali, esasperata dal 1937 da una rigida legislazione razziale e antimeticciato che separò spazi urbani, scuole e vita sociale. Dietro l’immagine di stabilità propagandata a Roma, l’AOI rimase così una struttura intrinsecamente fragile, incompiuta e perennemente dipendente dalla coercizione militare.

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