Nominato Viceré d’Etiopia nel maggio 1936, Rodolfo Graziani incarna la violenza strutturale e il militarismo fascista nei territori d’oltremare. Come analizza lo storico Paolo Borruso (Università degli Studi Roma Tre), il suo mandato si basò sul terrore e sulla pura sottomissione, scardinando lo stereotipo dell’«italiano brava gente».
La brutalità del regime toccò il vertice dopo il fallito attentato a Graziani del febbraio 1937, scatenando una spietata rappresaglia ad Addis Abeba e, a maggio, il drammatico strage di Debre Libanos, in cui le truppe coloniali massacrarono circa 2.000 tra monaci e pellegrini. Esecutore intransigente della segregazione razziale e del divieto di “madamato”, Graziani applicò un modello repressivo che, anziché pacificare la colonia, alimentò la resistenza etiopica fino alla sua rimozione nel tardo 1937.






