Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Archivio storico
1966, lavori di scavo al World Trade Center di Ny: una nuova acquisizione presso il nostro Archivio PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
sabato 11 settembre 2021
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Nella triste ricorrenza dell’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle l’inaspettato odierno recupero di materiale archivistico inedito sulla costruzione delle fondamenta di questi giganteschi edifici ci permette un approfondimento storico legato anche al nostro territorio. Con i «due gemelli» – per lungo tempo considerati i più alti del mondo con i loro 110 piani e 412 metri di altezza – i bresciani hanno qualcosa da spartire.

Risale al 1960 il progetto dell’Ente autonomo del porto di New York (la Port Authority) volto a costruire sulla punta occidentale di Manhattan, nel quartiere sacro agli affari, un Centro mondiale degli scambi (il World Trade Center): una «specie di Onu del commercio – riportavano con enfasi le brochure pubblicitarie del cantiere – in cui gli operatori economici di tutto il mondo saranno in continuo contatto tra loro. Invece di volare intere giornate per incontrarsi basterà attraversare il corridoio. Qui si potranno fare immediatamente le operazioni doganali, consolari e amministrative di ogni genere».

 Il cantiere investe un’area complessiva di 65.000 metri quadrati. Oltre alle due torri consta di quattro palazzi e di una piazza (ampia circa 20.000 metri quadrati e circondata da una galleria di vetrine per esposizioni), sotto la quale – in un’altrettanta immensa aerea – è previsto che saranno smistati i pedoni in arrivo da tutta la rete metropolitana della Grande Mela e dalle linee di comunicazione che uniscono Manhattan all’altra riva dello Hudson. La popolazione permanente dell’intero complesso è stimata come quella di una città di media grandezza: cinquantamila «inquilini». Ottantamila saranno invece le persone che ogni giorno verranno al Centro per sbrigare i loro affari.

 Tra le ditte titolari degli appalti spicca la Icanda Limited of Montreal associata alla ICOS (Impresa Costruzioni Opere Specializzate) di Milano. È qui che spunta la presenza di un bresciano. È alla ditta lombarda, coordinata tra gli altri dall’ingegnere desenzanese Francesco Brunner, che è affidata la progettazione e la direzione tecnica degli scavi e della costruzione delle fondazioni. Non solo i tecnici sono italiani, ma – stando agli articoli editi in quegli anni sul quotidiano statunitense «Il progresso italo-americano» – sulla riva dell’Hudson la maestranza, composta da circa 200 operai edili, è in larga parte italiana. E perché mai la Port Authority di NY si è rivolta al Bel Paese per scavare e impiantare le fondazioni? Perché la ICOS è all’avanguardia nel mondo per la costruzione di fondamenta su terreni, come quello in riva allo Hudson, acquitrinosi. C’è da scavare quindi fino al livello della roccia «un’enorme fossa lunga 300 metri, larga 200 e profonda una ventina» in una vera e propria «palude», tanto che le due linee della metropolitana che attraversano questa vasta area corrono in due grandi tubi metallici attorno cui preme l’acqua. È necessario un intervento innovativo che assicuri la tenuta delle fondamenta dalla corrosione dell’acqua. La soluzione che viene adottata per l’isolamento è il «Milan Method», il «Metodo Milano», una tecnica allora considerata rivoluzionaria.

La cerimonia d’inizio lavori è fissata il 23 settembre 1966. «The New York Times» titola: «Coin Ceremony starts World Trade Center». Alla prima colata di calcestruzzo, mescolate al cemento, vengono buttate con cerimonia propiziatoria (la cosiddetta «Coin Ceremony») delle monete anche per sottolineare il respiro internazionale del progetto. Si gettano un dollaro d’argento, un vecchio cinque franchi francese, un penny britannico e un cento lire italiano. Quella moneta da cento lire ha resistito al crollo di vent’anni fa e resta lì a testimoniare l’inventiva di un bresciano di cui dobbiamo andare fieri.

 
Ultimo aggiornamento ( lunedý 13 settembre 2021 )
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Nuova documentazione all'Archivio del Centro rigurdante la Gnr PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
lunedý 17 maggio 2021

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Materiale della Scuola Gnr Allievi Paracadutisti con sede a Rovato (Bs)

A colmare le molte lacune della documentazione d’archivio sulla Guardia nazionale repubblicana, soprattutto nelle sue propaggini bresciane, è a disposizione un nuovo fondo archivistico presso il Centro Studi Rsi di Salò. Donato da un appassionato e generoso collezionista bresciano, il complesso documentario sarà nelle prossime settimane inventariato e digitalizzato per la consultazione degli studiosi: passiamolo velocemente in rassegna. Fa la parte del leone il «Diario Storico Militare del 63° Battaglione “M” Tagliamento» (1944-1945). Dal 1° gennaio ’45 la 1° Divisione d’Assalto Tagliamento, inquadrata nella Gnr, è dislocata in Val Camonica tra Zone, Pian d’Artogne e Vezza d’Oglio, impegnata in attività addestrative, di perlustrazione del territorio e di combattimento contro i «ribelli».  A corredo, vi sono allegati quattro album fotografici.

Ultimo aggiornamento ( martedý 18 maggio 2021 )
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Un calendario del 1940 PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
martedý 15 dicembre 2020

Si avvicina la fine dell'anno e molte attività regalano calendari da tavolo o da parete. Abbiamo recuperato dai faldoni del nostro Archivio questo esemplare del 1940:

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In centinaia di foto inedite le opere pubbliche del fascismo PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
mercoledý 09 dicembre 2020

Abbiamo pubblicato il 6 dicembre 2020 sul "Giornale di Brescia" un nostro approfondimento sul nuovo fondo archivistico fotografico ricevuto dal Centro e dedicato alle opere pubbliche nel Bresciano durante il Ventennio. Vi riportiamo di seguito il testo.

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Costruzioni stradali, sistemazioni dei corsi d’acqua, urbanistica e edilizia pubblica, opere igieniche e sanitarie: queste alcune delle tematiche, riferite alla nostra provincia per il periodo del Ventennio, immortalate in diverse centinaia di fotografie d’epoca donate nei giorni scorsi all’Archivio Storico del Centro Studi Rsi di Salò.

Passano soltanto dieci anni dall’instaurazione della dittatura mussoliniana e sono oltre 24 i miliardi di vecchie lire investiti dal regime in lavori pubblici su tutto il territorio nazionale, Bresciano compreso, una cifra cospicua se si pensa che non era stata raggiunta neppure nei sessant’anni precedenti. Si pavimentano strade. Entrano in esercizio nuove linee ferroviarie. Sono messi in efficienza per la navigazione interna alvei di fiumi e canali. Si approvano piani regolatori per l’ampiamento e la sistemazione dei centri abitati. Vengono costruiti edifici pubblici, dalle scuole agli uffici postali, dai sanatori ai cimiteri, dalle case popolari ai macelli. Un siffatto, imponente piano di opere pubbliche non è marchiato – come si verifica con altre monumentali realizzazioni volute dal fascismo – dall’espressa volontà del regime di autocelebrarsi, di testimoniare la gloria e lo splendore del nuovo ordine, di lasciare ai posteri un ricordo di sé aere perennius. È pur sempre, però, il segno della ferma volontà di Mussolini di procedere spedito sulla via della «ricostruzione del Paese» per alleviarne la piaga della disoccupazione e della sotto-occupazione. Del resto, era questo un modo meno sfacciato, ma pur sempre efficace, di dimostrare come il fascismo fosse sollecito nel farsi carico dei problemi dei lavoratori. Tale piano di opera pubbliche era inoltre coerente con l’orientamento – di gran lunga prevalente negli anni Venti e Trenta e che Mussolini ha fatto proprio nel corso della sua militanza socialista – favorevole ad un massiccio intervento dello Stato nell’economia al fine di supportare quella domanda di investimenti e di lavoro che il settore privato non era più in grado di sostenere.

Ultimo aggiornamento ( mercoledý 09 dicembre 2020 )
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La donna fascista entra nelle palestre PDF Stampa E-mail
Scritto da La Redazione   
martedý 01 dicembre 2020

Oggi nella rubrica "Come eravamo" del Gdb una nostra fotografia dedicata allo sport femminile nel Ventennio: cinque donne immortalate tra cui la bresciana di adozione Gabre Gabric...

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 Per approfondire il tema, vi consigliamo la lettura del catalogo della nostra mostra in consultazione presso il Centro oppure

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