Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
La mostra: Poi spuntò l’alba. Ed era il 25 Aprile. La Resistenza in Italia
Scritto da Redazione   
venerdì 11 novembre 2016

Il 3 dicembre prossimo saranno inaugurate al MUSA di Salò 4 mostre promosse da Musa, Garda Musei e Città di Salò.

Una di queste è curata dal Centro Studi Rsi nelle persone di Roberto Chiarini ed Elena Pala ed è dedicata al tema della Resistenza in Italia: «Poi spuntò l’alba. Ed era il 25 Aprile». La Resistenza in Italia.

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Ultimo aggiornamento ( venerdì 11 novembre 2016 )
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Russia, ritrovato l'archivio del dolore e della speranza
Scritto da Redazione   
mercoledì 09 novembre 2016

La più alta mortalità di guerra e in prigionia, unita all’impressionante numero di dispersi, ha fatto della campagna di Russia il momento più tragico della seconda guerra mondiale, destinato a rimanere una ferita aperta nella memoria collettiva degli italiani. Dei 290.000 uomini partiti prima nel Csir (Corpo di spedizione italiano in Russia) poi nell’Armir (Armata italiana in Russia) a fianco delle divisione tedesche con l’operazione Barbarossa tra il 1941 e il 1942, 11.000 furono i caduti, 95.000 i dispersi. Un’esperienza così drammatica diede vita nel dopoguerra a molteplici iniziative per recuperare notizie sui militi italiani che non avevano fatto ritorno.

A livello bresciano fu in particolare il settimanale cattolico «La voce del popolo» a intraprendere tra il 1955 e il 1956 una meticolosa inchiesta sui soldati bresciani che a quella data risultavano ancora prigionieri o dispersi in Russia. Sulle pagine del giornale venne aperta una rubrica in cui si chiedeva ai loro famigliari di inviare in redazione materiale documentario (di ogni genere: lettere, cartoline, ruolo matricolare, fotografie, ecc.) dei propri cari al fine di agevolarne la ricerca. Per diverse settimane fu pubblicato un coupon precompilato che il lettore avrebbe poi dovuto redigere, incollare su una cartolina postale e inviare alla «Voce». Il settimanale interpellò anche comuni e parroci della provincia. Non solo, furono mobilitati pure politici nazionali. «Per dimostrare ai nostri lettori – precisa il settimanale – come il nostro giornale non lascia nulla di intentato al fine di conoscere qualche notizia attendibile sulla sorte di numerosi prigionieri bresciani che risulterebbero tuttora nell’Unione Sovietica è stato spedito un telegramma all’onorevole Pietro Nenni», ospite del governo di Pechino, affinché si interessi di due militari bresciani che risulterebbero da segnalazioni della Croce Rossa di Varese nel campo di lavoro n. 28, a Golan nei pressi della capitale cinese.

Pronta fu la risposta dei cittadini e degli amministratori bresciani. Valentino Castagna di Gottolengo (uno dei tanti) si confessava il 12 gennaio 1956 «davvero commosso nel vedere che dopo tanti anni, ci sia ancora qualcuno che si interessa della sorte dei nostri tanti figli ancora detenuti nella sconfinata steppa russa. Il mio [Pietro] è l’unico figlio maschio, l’ho visto partire ancora quasi ragazzo e dal giorno della sua ultima lettera, nel mio cuore è scesa una rassegnazione nei voleri della Divina Provvidenza, ma in fondo, una grande speranza di vederlo tornare e abbracciare ancora. Per questo vi ringrazio e vi esprimo in parole povere la mia gratitudine e invoco Dio che vi aiuti in questa bella iniziativa».

Questo vasto tesoro archivistico è oggi consultabile in larga parte presso il Centro Studi Rsi di Salò che ha provveduto in questi giorni ad ultimarne l’inventariazione. Si tratta di 396 fascicoli personali di militi dispersi in Russia e di 123 fascicoli di Comuni con elenchi e i dati dei propri concittadini soldati dell’Armir.

Numerosi i famigliari che dalla Bassa (soprattutto da Bagnolo Mella, Orzinuovi, Manerbio, Verolanuova) si rivolgono alla redazione. Domenica Alessandrini di Verolanuova manda i «dati necessari alla pubblicazione dei poveri prigionieri». Cerca «febbrilmente – ammette – il filo della speranza che mi offre la loro opera di grande comprensione e carità, di trovare forse un sentiero giusto per sapere il destino del mio adorato buon figliuolo Luigi. L’ultima sua lettera – scrive commossa al ricordo – è una reliquia di cui non mi posso staccare, ma assicuro precisissimo il riporto dell’indirizzo. Ringrazio quanto posso con la voce del cuore e di tutte le cose che mio figlio amò e ci lascio quale cimelio».

I racconti della ritirata, della cattura, della deportazione sui treni blindati riecheggiano ancora negli anni ‘50 rendendo più straziante il dolore di chi resta in attesa. Anita Bonaglia di Seniga, madre del disperso Luigi Timelli, scrive alla «Voce» il 28 settembre 1955: «non ci facciamo illusioni, ma per noi è già molto non sentirci dimenticati come negli scorsi anni, anche se la nostra è una vana speranza, non importa, si vive anche di questo, quando ci si sente compresi».

 

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Elenco dei dispersi bresciani in Russia divisi per Comuni (GOT-ZON)
Scritto da Redazione   
venerdì 14 ottobre 2016

 

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Pubblichiamo un primo elenco dei dispersi bresciani in Russia divisi per paese di origine (GOT-ZON), dei quali abbiamo raccolto materiale.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 14 ottobre 2016 )
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