Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
Brescia sotto le bombe (1940-1945)
Scritto da Redazione   
martedý 02 gennaio 2018
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Da ormai due anni il Centro Studi Rsi di Salò è in giro per archivi italiani e esteri alla ricerca di materiale relativo ai bombardamenti sul nostro territorio bresciano. E da oltre un anno ha presentato il progetto per la mostra dal titolo "Brescia sotto le bombe" a vari enti istituzionali e non (come la Provincia di Brescia, ad esempio) per dare vita ad un'iniziativa espositiva corale. E le risposte positive non sono mancate! A breve, maggiori dettagli! Stay tuned
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Un quinquennio cruciale per la vita dei bresciani è quello che verrà esplorato nella mostra del Centro Studi Rsi di Salò dal titolo “Brescia sotto le bombe (1940-1945)” che sarà allestita a Palazzo Martinengo (Brescia) in collaborazione con diversi enti tra cui la Provincia di Brescia, la Città di Salò, ecc. Attraverso una raccolta di fotografie, oggetti, filmati ed ologrammi si ricostruirà quel periodo della nostra città e della nostra provincia tanto sofferto quanto lacerato da lutti e distruzioni. La mostra, che coinvolgerà in uno stage scuola/lavoro gli studenti della provincia come guide e guardianie, traccerà un percorso visivo-storico partendo dai preparativi anti-aerei messi in campo a Brescia all’ingresso dell’Italia nel conflitto mondiale, per arrivare ai tragici bombardamenti del 1944-1945 che apportarono profonde e dolorose ferite al nostro territorio. Tutto ciò sarà raccontato anche attraverso video-installazioni di testimonianze di bresciani. Si produrrà inoltre un duplice percorso espositivo uno per un pubblico adulto ed uno espressamente per i bambini. Entrambi i filoni narrativi avranno il supporto di un catalogo.
Ultimo aggiornamento ( martedý 02 gennaio 2018 )
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Il fascismo si combatte studiandolo - di Roberto Chiarini
Scritto da Roberto Chiarini   
giovedý 14 dicembre 2017

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Gira e rigira, alla fine ci si ritrova sempre, irrevocabilmente, al punto di partenza. Grandi allarmi sul risorgente pericolo fascista, qualche corteo (più nutrito e reclamizzato delle solito se politicamente utile, vedi i Cinquestelle a Ostia o il Pd a Como), pomposi proclami sulla necessità di una presa di coscienza, soprattutto da parte delle giovani generazioni sulle profonde, tenaci, mai divelte radici del "male assoluto". Da ultimo, però, subentra un deludente rompete le righe che lascia rifluire la scottante questione nel rimosso della memoria di un Paese restio a fare i conti con la propria storia. Pronti ovviamente, alla prima bravata di qualche nostalgico (vedi il caso del bagnino di Chioggia che quest'estate ha tappezzato lo stabilimento balneare di foto e frasi di Mussolini); al - periodico ! - scoop sullo scandalo del continuo pellegrinaggio di estimatori del duce alla tomba di Predappio; alla notizia di qualche spettacolare blitz, di irriducibili emuli dei "ragazzi di Salò" ad una pacifica riunione di un'associazione o alla sede di un giornale (alla stregua della recente incursione di quindici militanti del Veneto Fronte Sinheads nella sede di Como senza frontiere) o alla pubblicazione di un'inchiesta sull' "onda nera" montante in tutta Europa; siamo pronti - si diceva - a riprendere l'antico, irrisolto dibattito sulla permanenza del fascismo nell'Italia repubblicana, sul mai debellato pericolo eversivo che incombe sulla nostra democrazia, sulla conseguente necessità di attuare una costante "vigilanza antifascista". Siamo pronti, insomma, a risollevare l'annosa questione ripartendo dal punto in cui l'avevamo lasciata. Una sorta di coazione a ripetere o, meglio, una pervicace riluttanza a dar corso agli altisonanti propositi di " sradicare - quante volte lo si è ripetuto - la mala pianta del fascismo". Una mala pianta che affonda le radici - si è autorevolmente detto - nella storia d'Italia, tanto da essere indicata  addirittura come "l'autobiografia della nazione".

Ultimo aggiornamento ( giovedý 14 dicembre 2017 )
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L'ereditÓ della Rsi - di Roberto Chiarini
Scritto da Roberto Chiarini   
giovedý 02 novembre 2017
L’eredità del fascismo ha segnato i caratteri della democrazia repubblicana con una forza ed una persistenza che non ha eguali in Europa. Nemmeno in quelle nazioni, come la Germania, la Spagna o la Francia, che pure hanno dovuto sopportare il peso di un passato assai compromettente, legato vuoi ad un regime totalitario (la prima), ad una dittatura di destra (la seconda) vuoi ad un’esperienza protratta di collaborazionismo (la terza). Si può invocare più di un’evidenza a supporto di tale asserzione. La prima: l’Italia è l’unica democrazia occidentale che ha registrato nel dopoguerra la stabile presenza sia in parlamento che negli enti locali di un partito - il Msi - erede del fascismo. La seconda: l’Italia è stata al contempo l’unica democrazia in cui l’identità e lo spazio politico della destra sono stati interamente ipotecati dall’illegittimità procuratale appunto dall’eredità del fascismo. Terzo: l’antifascismo ha assunto una dignità costituzionale divenendo lettera e spirito della Carta fondativa della Repubblica nonché il fondamento di valore su cui si è basata la legittimazione del potere politico e lo strumento ideologico di legittimazione reciproca tra le forze politiche. Da ultimo: il riscontro inoppugnabile della Lotta di liberazione come passaggio storicamente decisivo per la rinascita della democrazia ha fatto acquisire all’antifascismo una tale rilevanza nel mainstream politico culturale del dopoguerra da avvalorarlo come universo valoriale genetico della stessa democrazia.
Ultimo aggiornamento ( giovedý 02 novembre 2017 )
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