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Scritto da Redazione
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giovedì 02 settembre 2010 |
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Pierluigi Battista, I «diari del Duce» sono discutibili: zittire che li pubblica è prepotenza, in «Corriere della Sera», 31 agosto 2010, p. 42. --- Cosa crederanno di aver dimostrato, impedendo a Marcello Dell'Utri di parlare? Di compiere un’azione fieramente antifascista, visto che a contestare a Como è stata l'Associazione dei partigiani o di irrobustire la lotta alla mafia, come avranno pensato i giovani dei centri sociali che lo hanno fatto andar via? O di dar vita all'ennesima manifestazione di intolleranza, togliendo il diritto di parola a un politico bollato e vituperato come un nemico mostruoso? La solita storia, purtroppo. Che in questo caso si tinge anche di un po' di grottesco, visto che la «colpa» di Dell'Utri sarebbe quella di voler pubblicare dei diari di Mussolini. E allora, quale sarebbe il delitto? I presunti «Diari» del duce stanno già suscitando molte polemiche sulla loro asserita, ma non dimostrata, autenticità. E si può discutere, anzi si deve discutere la pretesa di Dell'Utri di accreditarne la paternità mussoliniana senza l’ausilio di perizie indipendenti, di valutazioni storiche, di esami spassionati. Ma la polemica culturale non c'entra niente con le liturgie della messa al bando decretata da un manipolo di prepotenti. Il bavaglio e una brutto simbolo. |
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Ultimo aggiornamento ( giovedì 02 settembre 2010 )
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giovedì 02 settembre 2010 |
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Elsa Muschella, Il caso Partigiano. Nel ‘90 denunciò le uccisioni in Emilia a guerra finita. Violante: finito il ciclo storico di cui fu un protagonista. Otello Montanari, vent’anni dopo: «Escluso dal Pd», in «Corriere della Sera», 31 agosto 2010, p. 13. --- MILANO - «Io ero e sono Nessuno». Si sente come il suo vecchio nome di battaglia, il partigiano Otello Montanari. Giusto vent’anni fa Il Resto del Carlino pubblicava il suo intervento sulle vicende oscure degli uomini della Resistenza e le sparizioni nel «triangolo della morte», articolo spesso issato come bandiera rossa di un impegno a colmare i vuoti della Storia e poi confinato in archivio sotto la legenda del «Chi sa parli». Invocando un contributo alla verità, Montanari puntava il binocolo sulle campagne tra Castelfranco, Manzolino e Piumazzo, nel Modenese, dove un gruppo di partigiani continuò a uccidere anche dopo la fine della guerra. Adesso, a 84 anni, l’ex combattente e deputato del Pci si fa intervistare dallo stesso quotidiano e lancia critiche a una sinistra ingrata: «Da vent’anni sono escluso. Il Pd non ha la responsabilità che ebbe il gruppo dirigente comunista ma attua una politica di preclusione, di non utilizzazione delle ricerche e delle notizie». Se la prende con l’Anpi e con l’Istituto storico della Resistenza, colpevoli a suo dire di una discriminazione tra compagni declinata in pagine di libri nei quali «si dice che io opero al limite del grottesco». Ma è soprattutto la sua parte politica ad averlo dimenticato: «Il Pd non utilizza i protagonisti viventi della campagna della verità. Per quell’appello ci ho sofferto e ci soffro. Dopo tutto questo tempo non si sono purgate le cose, ci sono parecchie ombre». |
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