Centro Studi Repubblica Sociale Italiana
8 settembre, quelle fratture e divisioni che hanno (dis)fatto l'Italia.
Scritto da Redazione   
lunedì 08 marzo 2010

Mario Cervi, 8 settembre, quelle fratture e divisioni che hanno (dis)fatto l'Italia. A 66 anni dall'armistizio la nazione è sempre lacerata perché una sua parte si considera detentrice della verità, in «Il Giornale», 8 settembre 2009.

 

 

In un saggio edito da Rizzoli, l'inglese John Foot ripercorre le Fratture d'Italia - da Caporetto al G8 di Genova la memoria divisa del Paese: ossia le tante occasioni in cui, di fronte a eventi di grande risonanza, il Paese s'accorse d'essere profondamente lacerato. Nessuna data è più adatta di quella odierna - l'8 settembre, 66 anni da quando la voce stanca del maresciallo Pietro Badoglio annunciò l'armistizio tra l'Italia e gli angloamericani - per rievocare le divisioni che hanno accompagnato un secolo di storia patria.

Un secolo soltanto perché Foot - che insegna storia contemporanea presso il dipartimento italiano dell'University College di Londra - prende le mosse dalla Grande Guerra (1915-1918). Avesse voluto collocare l'avvio più indietro, il materiale non gli sarebbe certo mancato. La nascita dell'Italia come stato unitario è stata contrassegnata dalla spaccatura tra la Chiesa e gli artefici del Risorgimento. I maggiori tra essi - Vittorio Emanuele II, Cavour, Garibaldi - furono tutti scomunicati. E non gli mancherà il materiale se un giorno vorrà occuparsi delle attuali fratture italiane. Che non sfigurano, per intensità e acredine, in confronto a quelle del passato.

Non siamo i monopolisti e nemmeno i primatisti della rissosità. Altri grandi Paesi si portano dietro, a volte da secoli, piaghe non sempre rimarginate e a volte incancrenite. La Spagna ha saputo per qualche tempo rimuovere il lascito di odi e di lutti della guerra civile, ma ormai quella tregua dei risentimenti è finita, e il terrorismo basco continua. La Francia dissimula con i pennacchi d'una vittoria cui contribuì in minima parte la spaccatura del petainismo. Forse l'Italia dà di sé un'immagine più controversa perché sembra compiacersi delle sue lacerazioni, e opporsi ad una loro ricucitura.
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 10 marzo 2010 )
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Palude, guerra e cooperative: l'epopea della bonifica pontina.
Scritto da Redazione   
lunedì 08 marzo 2010

Michele Marangon, Palude, guerra e cooperative:l'epopea della bonifica pontina. Testimonianze della grandezza del regime fascista impegnato dal 1928 a rendere la terra fertile, in «Corriere della Sera», Lazio, 5 marzo 2010.

 

LATINA - Dalle paludi malsane alla ricostruzione post bellica passando per la bonifica integrale del territorio pontino. E' questo il percorso della mostra fotografica che parte venerdì a Roma intitolata «Le Cooperative in palude. Immagini dalla bonifica ad oggi», promossa dalla Regione Lazio - Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport, dall’associazione Novecento e da Legacoop Latina. Prezioso catalogo con le prime 100 copie accompagnate da un'acquaforte originale dell'artista Massimiliano Drisaldi di Aprilia.

LA BONIFICA - Testimonianze di una epopea che divenne tra i più famosi slogan del fascismo. Per Mussolini, infatti, la giovane Littoria, i borghi e il corollario di nuove città con i 4mila poderi affidati ai coloni del nord Italia erano la testimonianza della grandezza del regime impegnato dal 1928 (affidamento all'Onc) sino al 1939 (anno della prima aratura) a dissodare, disboscare, prosciugare terra per renderla fertile. Senza dimenticare che non si trattò di impresa totalmente felice: i morti di malaria, le famiglie venete, emiliane o friulane (circa 30mila persone) di ex combattenti attratte da un miraggio di ricchezza strappate alle loro terre d'origine. Nuovi campi quasi impossibili da coltivare che non allontanavano lo spettro della fame.

Ultimo aggiornamento ( martedì 09 marzo 2010 )
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Madri o dive, contraddizioni del Ventennio. In Cattolica a Brescia due mostre
Scritto da Redazione   
domenica 07 marzo 2010

Madri o dive, contraddizioni del Ventennio. In Cattolica a Brescia due mostre sulla figura femminile sotto il fascismo, in «Giornale di Brescia», 7 marzo 2010, p. 49.

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In occasione della Festa della donna, la sede dell’Università Cattolica di Brescia, via Trieste 17, ospita due interessanti iniziative: domani, 8 marzo, s’inaugura la mostra multimediale dedicata all’immaginario femminile dell’epoca fascista, promossa dalla Biblioteca «Marcolini».

Sugli scaffali dell’area espositiva della Biblioteca, ad affiancare i testi di storia sociale sulla figura e il ruolo della donna in epoca fascista, sono esposte immagini e vignette tratte dai periodici dell’epoca, che tentano di ricostruire, attraverso l’occhio pungente della satira, il difficile percorso che la storia dell’emancipazione femminile ha seguito in quegli anni.

Di particolare interesse lo spazio dedicato alla produzione cinematografica del Ventennio, anche con riferimento ad alcune stelle del cinema di allora, come Assia Noris, Clara Calamai, interpreti di angeli del focolare ma anche di imperturbabili seduttrici. La seconda iniziativa (dal 18 al 31 marzo) è una mostra che raccoglie le più importanti vignette umoristiche del Ventennio, aventi per oggetto le donne. S’intitola «Donne nell’occhio della satira durante gli anni del fascismo» e si terrà nel corridoio Montini dell’ateneo cittadino.

Ultimo aggiornamento ( domenica 07 marzo 2010 )
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